RECENSIONE

 Recensione, a cura di Fernando Crociani Baglioni

 

PRAVDA VITEZI

LA VERITA’ VINCE

di Carlo Vivaldi-Forti

 

 

Fernandodue.jpgLa storia della seconda metà del Ventesimo Secolo rivive nelle pagine proposte dall’Autore. Egli non si limita, tuttavia, a narrare episodi del passato, ma immagina i futuri sviluppi dell’epoca contemporanea. Tale aspetto ricorda il curioso episodio della “Corona di San Venceslao”, da lui scritto negli anni Settanta, in cui aveva “profetizzato” l’elezione del Papa Polacco e il crollo del comunismo.

La vicenda romanzesca è liberamente tratta da episodi “reali”, di vita vissuta, di diverse famiglie storiche cecoslovacche che hanno subito, sull’arco di mezzo secolo, prima la persecuzione nazista e poi quella comunista. In particolare, la vita avventurosa di Vladislav, che abbandona la Cecoslovacchia poche ore prima del colpo di Stato del febbraio 1948, e dopo un quarantennio rientra in patria come gli aveva predetto Padre Pio, ritrovando per vie misteriose il suo passato e il suo primo amore adolescenziale. Ludmilla è simbolo della Provvidenza che governa il mondo “con quel consiglio nel quale ogni aspetto creato è vinto pria che vada al fondo”, secondo le parole del Divino Poeta. Le immagini pittoriche di Praga d’oro completano una vicenda umana e struggente, in cui ciascuna pagina evoca i sentimenti fondamentali dell’esistenza.

Col libro Pravda Vitezi – la Verità vince  Carlo Vivaldi-Forti intende contribuire, sulla base di conoscenze ed esperienze da lui maturate, al quarantesimo anniversario della repressione della primavera di Praga. A stretto rigore di termini, il suo lavoro non è un romanzo storico, ma una biografia puntuale e documentata, in forma narrativa, della vita avventurosa di un dissidente cattolico cèco che, per motivi sociali e politici, subisce la persecuzione e l’esilio da parte del regime comunista instaurato da Klement Gottwald.

L’azione si svolge tra il febbraio 1948, data del colpo di Stato che mise fine alla fragile democrazia cecoslovacca da poco restaurata, e il dicembre 1989, quando l’avvento di Vaclav Havel permette a Vladislav, il protagonista, di rientrare in patria, ove in virtù della nuova “legge sulle restituzioni” recupera pure una cospicua parte del patrimonio di famiglia a suo tempo confiscato.

Attraverso le molteplici e spesso incredibili esperienze dell’esule (tutte rigorosamente autentiche, anche se talvolta schermate per ragioni di privacy), si ripercorre la storia europea all’epoca della guerra fredda, del mondo diviso in due emisferi contrapposti, dei primi scricchiolii del sistema imperiale sovietico, della sua repentina implosione. Le diverse correnti politiche e filosofiche in cui si è espresso il dissenso cecoslovacco e, più in generale, quello dell’Europa Orientale, sono tutte prese in attenta considerazione, e in ciascuna viene pienamente riconosciuto il proprio ruolo. Tuttavia, essendo il protagonista un cattolico osservante e praticante, la visione del mondo che emerge dal contesto è soprattutto quella legata alla sua fede, che ha consentito a lui, come a tanti altri, di sopportare con speranza e fiducioso abbandono al disegno di Dio i durissimi anni della lontananza dalla Patria e dalla propria famiglia, di cui mancava di notizie.

Taluno potrebbe obiettare che in una nazione notoriamente laica come l’attuale Repubblica Cèca, l’interpretazione cattolica relativa agli eventi descritti resta essenzialmente minoritaria, e per questo meno seguita di altre, che corrispondono a ideologie più diffuse. Ciò è perfettamente vero, ma non per questo l’opera di Vivaldi-forti perde d’interesse. Al contrario, data la rarità  e assoluta genuinità di quella esperienza, esso può essere anche maggiore, differenziandosi dai luoghi comuni più diffusi. In ogni caso, ammenochè non si voglia assumere un atteggiamento di profonda intolleranza, del tutto irrazionale nel 2008, l’interpretazione della storia sub specie religionis  merita almeno pari dignità rispetto a quelle che derivano dal marxismo, dal liberalismo, dalla globalizzazione e dal consumismo.

Carlo Vivaldi-Forti, sociologo, psicologo e scrittore, vive e lavora tra l’Italia e la Svizzera, come consulente e ricercatore in discipline economico-sociali. Collabora da molti anni con diversi giornali e riviste, fra cui “algologia”, “Il Secolo d’Italia”, “Jungefreiheit”, “La Tribuna”, “Archetipo”, “La Gazzetta Ticinese”, “Rinascita”, “Gt7”, “Oltrefrontiera”, “Opinione Liberale”, “Argumenten”, “Studi Versiliesi”, e altri. Ha pubblicato diversi saggi e romanzi, tra cui: La crisi della società contemporanea (1979), Problemi di metodologia scientifica nella ricerca psicologica umanistica (1981), Barbara da mare (1982), La Corona di San Venceslao (1983), col quale entrò nelle semifinali del premio Viareggio e vinse il concorso letterario “Il Setaccio” di Montecatini nel 1984, Le premesse erano diverse (1997), All’ombra del glicine (2004).

 

Campanotto Editore. Pasian di Prato (Udine), gennaio 2008. Pagine 270.

RECENSIONEultima modifica: 2008-11-27T15:58:00+00:00da eretico4
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