FINI GIUDA: ANTIFASCISTA E ANTICATTOLICO

Altro che Destra Nazionale: “DIO – PATRIA – FAMIGLIA”…

FINI GIUDA: portafoglio pieno, loggia mondialista e scarti di Gaucci!

Dopo le posizioni pannelliane su divorzio, aborto, omosessuali, immigrazione, eutanasia e bioetica…

L’infame Fini (neo giacobino ed antifascita) adesso critica, non solo il Fascismo e la Destra italiana, ma, persino, la Chiesa Cattolica. Fini si permette di dare penose lezioncine di storia su “democrazia ed antisemitismo”, non solo agli storici italiani (in primis a Renzo De Felice) ma persino al Santo Padre. Fini, passo dopo passo, tradimento dopo tradimento, abiura dopo abiura, si è veramente montato la testa ed ora si è illuso di poter fare il Presidente della Repubblica ma, gli unici che ora lo applaudono (ebrei e massoni, partigiani e compagni), non gli daranno mai il loro sotegno.

   
   
   

Siamo sicuri che nel futuro PDL, il Presidente della Camera avrà sempre meno peso politico (altro che delfino, al massimo stoccafisso) e sarà relegato ad un ruolo puramente istituzionale, finendo presto, ce lo auguriamo, ai margini della politica nazionale, come i suoi predecessori Casini e Bertinotti, o direttamente fuori come la Pivetti, magari, anche lui a condurre qualche programma televisiovo spazzatura. Chi oggi si ostina a seguirlo supinamente senza avere, nemmeno, l’intelligenza e-o la dignità di dissociarsi da tutte le stronzate che dice, è destinato a seguirlo anche nell’oblio.

“Amici avvisati, mezzi salvati”

F.to “Il Barone Nero”

 

 

FINI: LEGGI RAZZIALI UN’INFAMIA FASCISTA MA LA CHIESA NON SI OPPOSE

ROMA  – “L’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia delle leggi razziali. C’é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica”. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un passaggio del suo intervento alla conferenza organizzata a Montecitorio nel 70/o anniversario delle leggi antiebraiche e razziste. “Rievochiamo oggi – sostiene Fini – una pagina vergognosa della storia italiana. Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende de nostro popolo”.

Secondo il presidente della Camera, “oggi fare seriamente i conti con l’infamia storica delle leggi razziali significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell’anima italiana Il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti di umanità e di solidarietà. Tra queste cause – prosegue – c’é certamente l’anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938 ma che era comunque già presente nella esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime”. E tuttavia, per Fini, “l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica”. “A giustificazione – dice ancora – potremmo addurre il carattere autoritario del regime”; tuttavia, per Fini alla base della mancata reazione della popolazione italiana ci furono altri elementi: “penso alla propensione al conformismo, a una possibile condivisione sotterranea e oscura di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto ad una vocazione alla indifferenza più o meno diffusa nella società di allora”. E allora, è il suo ragionamento, “denunciare la inequivocabile responsabilità politica e ideologica del fascismo non deve portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli ‘italiani brava gente'”. E allora, “Ricostruire con rigore la vergogna delle Leggi razziali, guardare senza reticenza dentro l’anima italiana non serve soltanto per raccontare il passato nella sua completezza. Serve anche e soprattutto a preservare il nostro popolo dal rischio di tollerare in futuro, tra inerzia e conformismo, altre possibili infamie contro l’umanità”.

DEMOCRAZIA CONTRASTI ANTISEMITISMO DI DESTRA E SINISTRA
La “coscienza dei cittadini” va tenuta “sempre vigile e desta” dalla democrazia, per contrastare “con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume”. E’ quanto afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini intervenendo all’evento organizzato a Montecitorio per i settant’anni all’emanazione delle leggi razziali da parte della Camera dei Fasci e delle corporazioni, al termine del quale viene scoperta una lapide nella Sala della Regina. “C’é – spiega il presidente della Camera – l’antisemitismo esplicito dell’estrema destra e del neonazismo. C’é quello mascherato da antisionismo dell’estremismo no global e dell’ultrasinistra. E c’é quello ammantato di pretesti pseudoreligiosi dell’islamismo radicale che assume spesso gravi forme terroristiche, come è accaduto a Mumbai”. Per Fini “le Istituzioni devono impedire che di fronte a questi fenomeni si produca assuefazione nell’opinione pubblica. Oggi come settant’anni fa un’ideologia che sopprime i diritti dell’uomo e propugna l’annientamento di uno Stato e di un popolo può produrre grandi tragedie e sofferenze nella complicità silenziosa di una società distratta e indifferente”.

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Civilta’ Cattolica: Fini non conosce la storia

 

CITTA’ DEL VATICANO  – Le dichiarazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini sulla Chiesa e le leggi razziali sono “sconcertanti”, evidentemente Fini “non conosce una pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI” o forse sono frutto di una “svista, di un cercare un correo a delle responsabilità che il presidente Fini vuole in parte coprire che fanno parte della sua storia, anche se non di quella recente”. Lo ha detto all’Ansa padre Giovanni Sale, scrittore della Civiltà Cattolica e autore tra l’altro di due recenti articoli sulle leggi razziali che illustrano la posizione del Vaticano contro il manifesto della razza e le leggi razziali.

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Per l’Onorevo Maurizio Lupi, cattolico ciellino del PDL: “Dispiace che anche Fini si sia adeguato a luoghi comuni che si sono imposti in questi anni”.

 

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Dal Corriere della Sera:
 
Leggi razziali e le accuse di Fini
Scoppia la polemica con la Chiesa
 
Gianfranco Fini è tornato a esprimere, nell’ambito di una conferenza organizzata a Montecitorio per il settantesimo delle leggi antiebraiche, parole durissime contro le leggi razziali, definite ancora una volta “una infamia”. Da Fini una critica alla società italiana e alla Chiesa cattolica che non seppero reagire con fermezza nel condannare le leggi razziali e subito è scoppiata la polemica. Con il Presidente della Camera si schierano invece il Segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
 
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Discriminare in quel periodo era il pensiero dominante

  

Uno dei compiti che in Italia toccano agli storici del fascismo – volenti o nolenti – è fare da commissione esaminatrice alle dichiarazioni dei politici riguardo al ventennio. L’onorevole Gianfranco Fini è stato sottoposto più volte a questo procedimento, con mutevoli risultati. Stavolta mi sembra di poter dire che ha pienamente ragione. È vero, la società italiana si è «adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica», salvo luminose eccezioni fra le quali è il caso di citare Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli e Italo Balbo. Non fa onore agli italiani di allora, però bisogna tenere conto del contesto storico. A parte che le decisioni del regime non potevano essere discusse («Mussolini ha sempre ragione»), c’è da considerare due elementi fondamentali.

Il primo è banalissimo, nella sua crudele e banale ovvietà: nel 1938 non c’era ancora stato l’Olocausto, nessuno poteva immaginare gli orrori dei campi di sterminio. Inoltre, il razzismo fascista non veniva presentato come persecuzione (anche se lo era) bensì come discriminazione: una discriminazione che gli italiani avevano già accettato – certi di essere nel giusto – nei confronti di libici e etiopi, i popoli «conquistati». Del resto, non usavano gli stessi metodi, nelle loro colonie, inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi, olandesi eccetera? Si poteva fare lo stesso, questo il pensiero dominante, per «poche decine di migliaia di ebrei»: italiani, sì, ma «diversi».

Un altro elemento che contribuì alla passività (e a volte all’entusiastica accettazione) rispetto alla legislazione razziale fu l’atteggiamento del Vaticano. Fini si è limitato a sostenere che non ci furono «manifestazioni particolari di resistenza da parte della Chiesa cattolica». È vero. La Chiesa si oppose alla politica antiebraica esclusivamente quando ledeva il suo ambito di azione, ovvero quando impedì il matrimonio – cristiano – fra un cattolico e un ebreo. Difese, cioè, i propri diritti, non quelli dell’essere umano, e tanto meno quelli degli ebrei. Gianfranco Fini avrebbe potuto aggiungere, senza timore di venire smentito, che la Chiesa aveva alimentato nei cattolici di tutto il mondo un sentimento antiebraico, sia pure per motivi religiosi, non razziali. Un fascista/razzista fanatico come Roberto Farinacci poté tranquillamente sostenere che era stata proprio la Chiesa a instillare negli italiani l’avversione agli ebrei. Erano stati i papi, secoli prima a costringere le comunità ebraiche nei ghetti, e obbligarle a portare segni distintivi e quindi infamanti, a limitare la loro possibilità di guadagno a lavori che avrebbero suscitato odio o disprezzo verso di loro, come il prestito a usura o la raccolta di stracci. Per secoli i papi avevano mantenuto un rito consistente nel dare un pubblico calcio (neanche tanto simbolico) a un rappresentante della comunità ebraica. E solo molti anni dopo le leggi razziali, e il fascismo, è stata eliminata dal messale l’espressione «perfidi giudei». C’è di più. Prima e durante il fascismo, le riviste cattoliche – specialmente quelle dei gesuiti, che davano il la a tutte le altre – attaccarono costantemente gli ebrei in quanto «popolo deicida», meritevole della punizione divina e umana.

 
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Fini: «Confermo le mie parole sulla Chiesa»

 
 
16 dicembre 2008
 

Il presidente della Camera ha confermato le parole pronunciate martedì mattina, a proposito del comportamento della Chiesa nei confronti delle leggi razziali del 1938. In occasione della presentazione del libro di Renato Venditti “La cricca”, Fini ha spiegato che «la storia oggi consente una lettura intellettuale e onesta, non è un’arma contundente nella bagarre politica. Io ho espresso un convincimento e non pensavo che un convincimento così determinasse tante polemiche politiche». Fini ha quindi riletto il passaggio del discorso che ha provocato forti reazioni sia a destra che a sinistra e ha aggiunto: «Io riscriverei pari pari questo concetto che ho elaborato leggendo qualche giorno fa un documento del Vaticano del 2000 dal titolo “Memorie e riconciliazione: la Chiesa e gli errori del passato”». Nel documento, ha spiegato la terza carica dello Stato, la Chiesa si chiedeva se la persecuzione degli ebrei non fosse stata facilitata dallo spirito anti-ebraico di molti cristiani. «Di che cosa ci si scandalizza?», si è chiesto Fini.

La polemica si è accesa stamani, in relazione ad una parte del discorso del presidente della Camera Gianfranco Fini
in occasione del convegno «Settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare». Riferendosi alle leggi antiebraiche e razziste del 1938, una «pagina vergognosa» della storia italiana, Fini ha dichiarato: «L’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza nemmeno, e duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica».

Immediata la replica di padre Giovanni Sale, storico di Civiltà Cattolica: Pio XI prese posizione di «aperta condanna»; dagli inizi del pontificato condannò il «razzismo eugenetico così come era praticato in Germania ma anche negli Stati Uniti». Per quanto riguarda poi l’Italia, condannò «il manifesto della razza, atto ideologico da cui scaturirono le leggi razziali» e si oppose a queste ultime: Pio XI «disse a Mussolini che non era bene che si mettesse sullo stesso piano del suo collega tedesco. Ci fu quindi -sottolinea padre Sale- una schermaglia molto forte tra Mussolini e il Papa su questa vicenda. Quando Fini dice quello che ha detto sbaglia, evidentemente non conosce questo pagina di storia nazionale che vede contrapposti Pio XI e Mussolini». Alla fine, spiega padre Sale, Mussolini ebbe la meglio ma il «Papa fu l’unico in quel tempo che si oppose con le sue forze e nell’ambito della sua competenza alle leggi razziali. Per questo, aggiunge lo storico, la posizione del presidente Fini sconcerta: la Santa Sede fu chiara, è riconosciuto dalla storiografia più recente e dagli studiosi più seri che Pio XI fu l’unica personalità in Europa ad opporsi a viso aperto sia a Mussolini che a Hitler sull’antisemitismo e sul razzismo».

Alle affermazioni di Fini replica anche il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della commissione Affari Europei: «Sul fatto che leggi razziali fossero un`infamia siamo d`accordo, sul fatto che nemmeno la Chiesa si sia opposta no. Il presidente Fini dimentica figure come quelle del cardinale Schuster a Milano o di don Pappagallo a Roma. Per non parlare delle migliaia di ebrei che furono ospitati nei palazzi del curie o nei conventi e dei laici che si opposero alla barbarie. Generalizzare non serve».

In una nota il presidente del Senato Renato Schifani ha spiegato che «il giudizio di condanna senza riserve delle leggi razziali appartiene a un patrimonio morale irrinunciabile per l’intero popolo italiano». E ha aggiunto: «Accanto agli errori dell’epoca emersero però, non soltanto nella società civile, luminose testimonianze da chi seppe interpretare i più autentici sentimenti di umanità, solidarietà e giustizia nella concretezza di un’azione quotidiana costante, determinata e talora silenziosa».

Netta la posizione di Renato Farina, deputato Pdl: «Che la chiesa non si sia opposta alle leggi razziali è una leggenda nera e dispiace che il presidente Fini si adegui a questa versione della storia politically correct». In realtà, spiega Farina, Pio XI si oppose fortemente alle leggi razziali e aggiunge: «Non si fece abbastanza? Può essere. Ma è proprio ingeneroso unirsi al coro indifferenziato. Piuttosto, anche se è meno di moda, conviene ricordare che in Senato nemmeno Benedetto Croce si oppose a queste leggi, e neanche Enrico De Nicola, gli ex direttori di grandi giornali Albertini, Frassati e Bergamini, ancora il generale Badoglio». Conclude Renato Farina: «E persino Luigi Einaudi si astenne dal far udire la sua voce. Nessun accenno a questo nel discorso di Fini. Peccato».

A condividere e apprezzare il discorso di Fini sono invece i repubblicani che hanno definito le parole del presidente della Camera «coraggiose» e «veritiere». Il segretario del Pri Francesco Nucara ha spiegato: «Del resto, c’è poco da discutere, visto che Giovanni Paolo II si scusò con il popolo ebraico per le leggi razziali e altro ancora. Vogliamo sperare di non essere noi gli unici a ricordarsi di Wojtyla».

Anche l’ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, ha commentato positivamente le parole del presidente della Camera: «Un richiamo che apprezzo e non soltanto perchè arriva dalla terza carica dello stato, ma anche perchè ricorda che il mancato pronunciamento ufficiale della Chiesa di allora contro la Shoah favorì il persecutore nazista».

 

FINI GIUDA: ANTIFASCISTA E ANTICATTOLICOultima modifica: 2008-12-17T17:27:18+00:00da eretico4
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