Il malessere dei Militari nei confronti del Governo

stemmaanpdi.gifRicevo e Vi inoltro questa email del Presidente dei Paracadutisti milanesi dell’ANPdI, l’amico e Camerata Dario Macchi, che mi informa, o meglio, mi conferma, la delusione politica ed il diffuso malessere dei Militari (sia in servizio che in congedo) e delle associazioni patriottiche, combattentistiche e d’Arma, nei confronti del Governo Berlusconi e del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Un sentimento sincero e motivato (espressomi anche da alcuni rappresentanti dell’Istituto del Nastro Azzurro, degli Ufficiali in Congedo dell’ UNUCI, dei Bersaglieri e degli Alpini dell’ANA) di autentici Patrioti che, dopo avere fortemente sostenuto il centro-destra in camapagna elettorale, si aspettavano provvedimenti diversi e migliori.

Roberto Jonghi Lavarini

Caro Jonghi,

se vuoi manda in rete una delle tante e ti ripeto tante che giungono al nostro sito “congedatifolgore” e che mi fanno pervenire i miei “ragazzi” paracadutisti combattenti del Folgore e del Nembo.. ABBI, ALMENO TU, LA COERENZA DI DIRE CHE QUESTO GEVERNO NON è DESTRA! (Berlusconi ha precisato più volte di aver fatto cose di sinistra mai di destra).

Almeno cosi ci mettiamo il cuore in pace!

Dario Macchi

dario.gif

Presidente Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia MIlano

http://www.paracadutistimilano.it

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L’analisi spietatata e l’amarezza di un lettore 

Signor Generale,

il Suo disorientamento non è un caso isolato, io per
primo vivo un’analoga situazione esistenziale.

Dico questo perché non ritengo possa definirsi presunzione la consapevolezza di poter parlare
in modo abbastanza competente di questioni correnti che investono sia 
la politica militare sia la sicurezza interna allorquando l’Esercito
viene chiamato a dare il suo contributo.

L’aver indossato per alcuni decenni le stellette ha comportato anche l’assimilazione di una
mentalità predisposta all’analisi dei problemi che in qualche modo
implicano o potrebbero implicare il fattore sicurezza.

Prevedere, pianificare e provvedere, riducendo al minimo le possibilità di errore,
è sempre stato il nostro mestiere, il deprecato “mestiere delle armi”.
Per un militare sbagliare in una situazione operativa corrisponde ad
imboccare una strada senza ritorno.

Questo è in estrema sintesi il motivo per il quale sono costernato ogni qualvolta, paradossalmente,
per dare una soluzione ai problemi in argomento si usa a “mezzo
servizio”, come strumento, l’Esercito.

Ho detto “mezzo servizio” per evidenziare l’inconsistenza di un impiego che oltre ad essere
sostanzialmente avulso dai compiti specifici di una forza armata, è di
fatto limitato nella sua funzionalità da caratteristiche addestrative e
di mentalità ben diverse da quelle che possiede un operatore delle
forze dell’ordine.

Un soldato, piaccia o non piaccia, è addestrato per
fare la guerra, affermare il contrario è un’eresia.

Utilizzare l’Esercito per “mettere una pezza” al disordine ed alla insicurezza delle
nostre città non è né onesto né funzionale, anche alla luce della
scelta di mandare i Carabinieri a Gaza anziché a Casal di Principe…
 Certamente al cittadino non può che far piacere vedere nelle stazioni
della metropolitana un pattuglione in tuta mimetica di baldi giovanotti
che affiancati alle forze dell’ordine “danno sicurezza”. 
 

 Il punto è che in termini pratici non si capisce bene di quale sicurezza possa
trattarsi.

Il clandestino una volta identificato -sempreché ci si
riesca- deve essere rilasciato e continua tranquillamente a vivere
nelle nostre città, magari andando a ricostruire la bidonville nell’
esatto sito dal quale era stato il giorno prima allontanato (tra gli
strepiti degli ausiliari della Croce Rossa) proprio dai ragazzi in
mimetica.

Ciò genera come un senso di impotenza in chi è animato da un
sano spirito di servizio ed è convinto di operare per risolvere, ma non
è così.

Questo i nostri ragazzi in mimetica l’hanno percepito e sempre
di più si rendono conto che il loro impiego è solo di facciata.

Un fatto però è certo: si potrebbe mettere in campo anche tutto l’Esercito
che ci rimane, scritturali e cucinieri compresi , presidiare ogni
vicolo, ma non servirebbe a nulla senza la volontà politica di “fare
pulizia una volta per tutte”, verificando sotto il profilo legislativo
la congruità e l’attualità delle leggi, nonché l’applicazione di
queste.

Sono fondamentalmente un garantista, non penso assolutamente di
banalizzare il problema in veste xenofoba, non “faccio di tutta un’erba
un fascio”, non mi sento diverso da nessun extra comunitario per
partito preso, faccio solo delle distinzioni tra il buono ed il
cattivo, tra il delinquente e colui che in Italia è venuto per
lavorare.

Non vorrei cambiare impostazione mentale solo perché la
politica del buonismo, bianca o rossa, rende possibile lo sfacelo al
quale quotidianamente assisto, compresa l’insidia ai miei valori
religiosi e di civiltà nei quali credo e che spero di lasciare ai miei
figli.

Ma addentrandomi in queste considerazioni di ordine etico
allargherei troppo i termini della mia analisi che vuole essere solo
quella di manifestare un parere sulla politica militare del nostro
Paese, politica militare che esclude dall’atto decisionale qualsiasi
parere tecnico degli Stati Maggiori di forza armata.

Le FF.AA., non hanno alcuna voce in capitolo nelle scelte di politica estera del
Governo, non mi risulta che il Capo di Stato Maggiore della Difesa
abbia mai preso parte ad un qualche consiglio dei ministri e neppure
che il famoso Centro di Decisione Nazionale (C.D.N.) si sia mai riunito
per valutare le situazioni di crisi che richiedono appunto l’impiego
delle FF.AA..

Questa grave lacuna comporta la non indifferente anomalia
per la quale i militari sono impiegati senza alcuna preventiva
consultazione tecnica dei loro vertici. In altre parole, chi dovrebbe
rappresentare al ministro di turno la fattibilità di un impegno non ha
alcuna voce in capitolo e soprattutto il coraggio di dire che la
coperta è troppo corta.

Tutta la nostra vita militare è stata informata
al principio che il militare non può entrare nella politica, anzi è
rigorosamente apolitico.

Forse è per questo motivo che la presa di
posizione di un Capo di Stato Maggiore non fa parte della nostra storia
recente: potrebbe apparire un’ingerenza politica!

Il detto “si può fare” è la parola d’ordine che passando l’Oceano Atlantico ha
influenzato anche i nostri politici e di riflesso qualche generale.
Quindi tutto è possibile, siamo un popolo di improvvisatori e di
trasformisti.
Che poi si vada “nudi alla meta” non frega niente a nessuno, neppure a chi li comanda.

Allora cosa fare per far quadrare i conti del misero bilancino?

Idea brillante: riduciamo le brigate, creiamo un Esercito snello, facciamoci le seghe mentali per studiare un
ordinamento anemico, tagliamo sul reclutamento (quello vero e non
quello delle decine di psicologhe che popolano il Palazzo),
inventiamoci la riserva selezionata, ecc.

Se non sbaglio fu Macchiavelli che scrisse : ” in  Italia iustitia poca ed armi nemmeno punto ” e parrebbe che nulla è cambiato.

Bersagliere Fulvio Capone

Il malessere dei Militari nei confronti del Governoultima modifica: 2009-01-28T14:26:28+00:00da eretico4
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