90° Fondazione ANAI – Ass. Naz. Arditi d’Italia

CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI MANZANO

(Provincia di Udine)


90° DI FONDAZIONE

 

DELLA

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARDITI D’ITALIA

 


CARTELLA STAMPA

CON IL PATROCINIO DEL

 

COMUNE DI MANZANO ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARDITI D’ITALIA

(Provincia di Udine) MILANO. via Marcona, 41

L’A.N.A.I., in fratellanza d’armi con la F.N.A.I. (Federazione Nazionale Arditi d’Italia) di Trieste e di Manzano, celebrano il 25 e 26 luglio 2009 la ricorrenza della fondazione del Corpo degli Arditi (avvenuta a Sdricca di Manzano il 29 luglio 1917) e il 90° di fondazione dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia.

 

Programma

 

25 luglio 2009. sabato. ore 17. Saluto alle Autorità del luogo della rappresentanza Nazionale e dei Reparti A.N.A.I.

Deposizione di una corona di alloro sul monumento ai Caduti di Manzano.

 

26 luglio 2009. domenica. ore 9,30. Alzabandiera sul piazzale della vecchia caserma di Sdricca (Tenuta Agricola Calligaris).

Santa Messa al campo.

Allocuzioni.

Deposizioni di corone di alloro sulla lapide che ricorda la fondazione degli Arditi.

ore 11. Rievocazione storica dell’assalto alla “collina tipo” effettuata dagli Arditi della F.N.A.I. di Trieste.

Rancio al Campo, organizzato dal Reparto F.N.A.I. di Manzano

ore 17 Ammainabandiera.

 

 

L’A.N.A.I. e la F.N.A.I. ringraziano la Signora Sindaco di Manzano, Dottoressa Lidia Driutti, l’Assessore Cristiano Fornasarig, i Signori Walter e Paolo Calligaris per la loro disponibilità e cortesia nel suggellare costantemente i cenacoli arditi d’Italia

 

Per ulteriori informazioni (camere d’albergo, alloggi, ecc) contattare il Segretario A.N.A.I. del Reparto di Milano, Ardito Leonardo Romano. tel. 339 6370463

 

CON IL PATROCINIO DEL

 

COMUNE DI MANZANO ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARDITI D’ITALIA

(Provincia di Udine) MILANO. via Marcona, 41

 

 

90° DI FONDAZIONE DELL’A.N.A.I.

 

Per capire gli arditi a non divenire vetrina da museo, bisogna rifarsi al loro prodigio di resurrezione patria nella crisi militare del 1917. Prodigio che non poteva non indovarsi che nei carismi arditi: volontarismo, patriottismo, decisionalità, disciplina, giustizia, spiritualità a mutare la morte in atto di fede e redenzione, fedina penale pulita, come ben scolpisce Padre Reginaldo Giuliani, Cappellano degli Arditi, nel suo libro a loro dedicato.

Furono infatti gli Arditi dal 13 agosto 1917 al 4 novembre 1918 attori ovunque determinanti. Diceva Marinetti: “Voi siete la generazione d’Italia, temeraria e geniale che prepara il grandissimo futuro dell’Italia.

Il 20 settembre 1918 il futurista Mario Carli, Tenente del XVIII Reparto d’Assalto, scrive così su “Roma futurista”: “Chiamo a raccolta spirituale tutti gli Arditi d’Italia, tutti coloro che hanno animo di combattenti, orgoglio di italiani, energia di futuristi. … Gli Arditi sono la vera avanguardia della nazione. Avanguardia in guerra, per ora. Domani, tornando alla vita civile questa avanguardia costruirà con altre armi, i nuovi valori della politica, dell’arte e della ricchezza nazionale.”

L’11 novembre 1918 Mussolini incontra a Milano le Fiamme Nere: “Arditi! Commilitoni! Io vi ho difeso quando il vigliacco filisteo vi diffamava. … Rappresentate la mirabile giovinezza guerriera dell’Italia! Il balenio dei vostri pugnali o lo scrosciare delle vostre bombe farà giustizia di tutti i miserabili che vorrebbero impedire il

cammino della più grande Italia. Essa è vostra! Voi la difenderete! La difenderemo insieme! Fiamme nere, rosse di tutti i colori, a chi l’onore? A noi!”

Il 10 dicembre 1918 un “Secondo appello alle fiamme” di Carli: “Le fiamme non devono scomparire con la fine della guerra. Affinché le vostre forze individuali non si sperdano nella totalità, … io, vostro camerata, compagno ed amico, fondo per voi l’Associazione fra gli Arditi d’Italia”, eretta poi a Roma l’1 gennaio 1919 dallo stesso Carli.

“Il Popolo d’Italia” del 14 gennaio 1919 pubblica l’appello agli arditi, per ricevere la bandiera nel cortile del quotidiano.

Il 19 gennaio 1919 Mario Carli e il Capitano Ferruccio Vecchi fondano a Milano l’Associazione degli Arditi, presso la direzione del Movimento Futurista (corso Venezia, 61. Milano). Ecco un brano dell’indirizzo: “Voi siete la parte solida E SANA… Più CUORE, Più FEGATO: LA VERA AVANGUARDIA DELLA NAZIONE. … Ieri gridammo “A NOI L’ONORE” e abbiamo vinto; oggi bisogna lanciare un nuovo grido “A NOI L’AVVENIRE!”

Aderiscono perciò con entusiasmo gli arditi alla fondazione dei Fasci di Combattimento, con quel programma rivoluzionario del 23 marzo 1919, basato sull’interventismo e sull’irredentismo, in rivendicazione della nazione, coniugata per la prima volta al lavoro contro ogni imperialismo straniero.

Mentre all’Arena di Milano si tiene alle ore 14 del 15 aprile 1919 un comizio sovversivo con successivo corteo diretto al centro, in piazza del Duomo si svolge una controdimostrazione nazionale con futuristi, fascisti e arditi, guidati da Marinetti e Vecchi. Scontro inevitabile con fuga degli scioperanti: i nazionalisti si dirigono in via San Damiano, incendiando l’ “Avanti”.

“Tutto quello che avvenne all’ “Avanti” –dirà Mussolini- fu spontaneo movimento di folla, movimento di combattenti e di popolo, stufi del ricatto comunista.”

L’11 maggio 1919 esce il primo numero de “L’Ardito”, la testata diretta da Ferruccio Vecchi e Mario Carli, su cui si dibatteranno temi basilari. A esempio “Gli Arditi non sono sentinelle del governo ma della Patria!!” o “Italia: né Francia né Germania ma splendidamente sola!” oppure “Combattenti! tutti uniti saremo ancora per la salvezza della Patria” e inoltre “Arditi, vigilate opponendovi alle violenze leniniste!”, ecc.

Nel frattempo un clima di scioperi e violenze percorre l’Italia. A mortificare vieppiù la nobiltà dell’eroismo e del dovere compiuto, è l’amnistia ai disertori.

Negli squallidi ambulacri diplomatici si è frodato il sacrificio dei nostri 600.000 Caduti e il 10 settembre 1919 la firma del trattato di pace con l’Austria, pericolizza Fiume, che il trattato di Londra aveva assegnato alla Croazia.

D’Annunzio si pone alla testa dell’ avventura fiumana per riscattare la città, grazie fra gli altri all’VIII Reparto d’Assalto, con alcune compagnie del XXII e una del XIII: Le Fiamme Nere tolgono al fregio il FERT sabaudo e pongono Fiume o Morte oppure Italia o Morte, escludendo ora i Savoia in tristo contrasto irredentistico.

La sovversione rossa e l’impotenza statale condizionano ormai un circolo vizioso dal 1919 agli anni successivi: occupazione di fabbriche e di cantieri, soviet di fabbriche, tribunali del popolo con conseguenti omicidi, aggressioni a pubblici uffici, associazioni e chiese, linciaggi di ufficiali, anche a riposo (Colonnello Rosi a Torino il 3 dicembre 1919, a esempio) o ad appartenenti alle forze dell’ordine (come il Vice Brigadiere Giuseppe Ugolini a Milano il 22 giugno 1920 in piazzale Loreto), ammutinamenti di truppe (tipico quello di Ancona il 26 e 27 giugno 1920), stillicidio di assassinï e ripetersi di eccidi (vedi Ferrara 1920 e Milano al Diana 1921), eccetera.

Sono anni ruggenti di tale confusione da ammorbare anche frange di arditi, storditi da risse popolari e dagli odï di classe nel misconoscimento dei valori, cui sono statti educati.

E che poi dire delle greche militari che sparano sui fratelli fiumani, connivente il capo dello Stato, cui hanno offerto peraltro sangue e giovinezza, vita?

Uomini semplici gli arditi che ripetono, senza avvedersene, l’Evangelio di Matteo: “! oppure No No!” schietti, sereni, decisi.

E proprio coi futuristi, D’Annunzio e Mussolini, gli arditi appaiono sulla scena nazionale, convinti di esprimere una svolta di salute pubblica, pur ligi al loro programma: l’Associaszione Arditi non ha scopo politico, ma coesivo di tutti gli arditi per continuare “in tempo di pace la spinta ascensionale della grande nazione italiana.” Presidente il Capitano Ferruccio Vecchi (XXX Reparto d’Assalto), Vice Presidente Tenente Renato Barabandi (III Reparto d’Assalto).

Intanto continua la smobilitazione degli arditi (decisa già nel novembre 1918), dopo il vano tentativo di trasformare i Reparti d’assalto in reparti di polizia in chiave antisovversiva, così da provocare su “L’Ardito” (15

maggio 1919) l’articolo di Mario Carli “Arditi non gendarmi!” : “Noi siamo volontari, che vogliamo intervenire se e quando vogliamo e nella forma che più ci piace.”

Anche se D’Annunzio era stato acclamato presidente onorario dell’Associazione fra gli Arditi, la sezione di Milano preferisce appoggiarsi a Mussolini.

Segretario politico della sede milanese è il Sergente Maggiore Gino Coletti che tenta rilanciare l’Associazione Arditi, aggiungendo l’aggettivo nazionale, distinguendola da quella del 1919 in subordine a D’Annunzio, quindi scomparsa. Nel novembre 1919 il Coletti vara uno statuto nazionale sui valori della guerra, a cui in subordine sta l’impresa fiumana. Soci gli arditi di tutte le fiamme, gli arditi reggimentali e chiunque in ogni arma abbia doti ardite. Si sostiene l’autonomia dell’A.N.A.I. e del suo Comitato Centrale, onde dettare la linea politica associativa, alla cui base stanno l’italianità e la valorizzazione del lavoro e dell’intelletto, nella solidarietà ai soci bisognosi. Si tende così a riprendere la guida dell’arditismo nazionale.

Il 26 aprile 1921 D’Annunzio attesta:”Quando mi parlano di dissapori fra legionari e arditi, io mi ribello come ad un assurdo. Non sono forse stati gli arditi a conquistare Fiume? E i miei legionari non erano per tre quarti composti da arditi? Non intendo perciò che ci siano delle divergenze di sorta, perché siamo animati da una stessa fede, per un solo ideale.

Il Comitato Centrale (riunito a Roma dal 29 giugno al 3 luglio 1921) stabilisce l’autonomia degli arditi da ogni partito, pena l’espulsione dalla Associazione. Inderogabile su ciò Coletti.

A Roma il dissidio fra la corrente di Bottai e quella degli Arditi del Popolo si esaurisce fra il giugno e il luglio 1921. (Gli Arditi del Popolo sorsero a Roma dalla sezione romana dell’A.N.A.I., a opera del Tenente Argo Secondari, che si proclamava anarchico. Scopo: difendere la masse dagli attacchi fascisti. Erano formazioni paramilitari, specie di anarchici e repubblicani, sconfessati prima dall’Associazione Arditi per il carattere eversivo, poi dalla stessa sinistra che li considerava emanazioni criptiche di polizia.)

Gli arditi sono gente tutta d’un pezzo: mal si prestano ad adattamenti politici. Dal loro convegno nazionale (ottobre 1922): “Gli arditi d’Italia furono i veri fondatori del fascismo. Ma del fascismo della prima ora che era il vendicatore della guerra rivoluzionaria ed era il più audace movimento verso la sinistra e che prometteva fra le altre cose la terra ai contadini e la gestione delle fabbriche ai produttori. D’altra parte era imminente il pericolo bolscevico che fra le sue manifestazioni aveva il dispregio dei combattenti e l’esaltazione dei disertori.

Quel periodo è sorpassato da un pezzo… Noi non vogliamo la guerra al fascismo, però noi ci consideriamo equidistanti dai fascisti, che per noi sono una degenerazione del fascismo, (non essendo più il fascismo aderente al programma rivoluzionario del 1919) come equidistanti pure dal comunismo che è una aberrazione dell’idea socialista.”

Contrapposta all’A.N.A.I. sorge a Bologna la Federazione Nazionale degli Arditi d’Italia nel 1922, a opera di arditi vicini al fascismo. Segretario generale è Giuseppe Pizzirani. Così il Comitato Centrale della

F.N.A.I. che valorizza “le energie ardite nell’interesse della nazione, tenendo conto del fatto che furono gli arditi a dare la scintilla del movimento di reazione al bolscevismo. … Riafferma la propria simpatia e la propria affinità spirituale per il fascismo, di cui gli arditi furono pionieri e animatori nei giorni più difficili.

Il 28 novembre 1922 Pizzirani e Carli presentano un promemoria a Mussolini:
”La FNAI fa della politica. … Politica sana, s’intende, perfettamente, sentitamente nazionale, educatrice: tutto quello che si vuole ma politica. La politica che la FNAI segue è perfettamente fascista. … La FNAI è nata principalmente per controbattere l’ANAI degenerata nei pseudosindacati dannunziani. Il nostro scopo è lo scioglimento della ANAI:

Il 28 gennaio 1923 il primo Congresso nazionale della FNAI a Genova.

Nella primavera del 1923 la FNAI insignisce Mussolini del grado di Caporale d’Onore degli Arditi.

Il III Congresso Nazionale FNAI (Roma 14-16 settembre 1924) afferma la piena adesione al fascismo.

Presidente della FNAI il Colonnello Giuseppe Bassi, al tempo deputato fascista di Treviso. Vice Presidente Edmondo Mazzuccato. Segretario Generale Giuseppe Pizzirani fino al 1926, cui segue il Tenente Giannetto Ceroni.

Nel febbraio 1927 Mussolini, Caporale d’Onore degli Arditi vara il nuovo statuto della FNAI, il cui articolo I° recita Benito Mussolini, Caporale d’Onore degli Arditi, capo della FNAI.

L’articolo III “prescrive il giuramento all’iscrizione al sodalizio:“Giuro di essere ora e sempre fedele esecutore degli ordini del Re e del Duce e di offrire arditamente la mia vita per la difesa della Patria e della Rivoluzione Fascista.”

L’Articolo 4 espone gli scopi della FNAI:

-esaltazione dello spirito di sacrificio e sprezzo del pericolo.

-assistenza spirituale nelle forme dettate dalle nuove idealità nazionali.

-incitamento al lavoro.

-assistenza pratica.

“L’Ardito” dal 1924 è pubblicato irregolarmente, dal 1928 si spegne.

I temi trattati sono i valori dell’arditismo, la storia delle battaglie ardite, l’appoggio al fascismo, il dialogo col sindacalismo filofascista di Rigola.

Forte preoccupazione la minaccia di gruppi scissionari arditi, per cui sciolta la sezione romana nel 1926 e ricostituita quella milanese dal commissario Carlo Bramante nel 1927.

Nel dicembre 1928 la FNAI conta 126 sezioni con 10.000 iscritti.

Il Presidente Bassi estromette il Segretario Generale Ceroni per una sua politica di potere personale, ma lo stesso Bassi è vittima di denuncie anonime. Per questo Mussolini dimissiona Bassi e commissaria la FNAI con Carlo Scorza, ardito reggimentale, Presidente della FNAI con decreto 17 settembre 1929, affiancato da un Comitato Centrale composto dal Vice Presidente Colonnello Achille Martelli e dai membri Conte Cao di San Marco, Maggiore Alessandro Parisi, Console Generale Amilcare Dupanloup e Console Generale Raffaele D’Orazio.

Nel 1932 lasciando la Presidenza della FNAI, lo Scorza parlerà del faticoso lavoro di riorganizzazione del sodalizio: 8.000 tesserati, 4 Ordini Militari di Savoia, 13 Medaglie d’Oro, 541 Medaglie Argento, 665 Medaglie di Bronzo, 94 sezioni.

Suo saluto augurale: “Non più beghe, non più dissidi, non più rancori personali.

“L’Ardito d’Italia” è dal 1932 la nuova testata della FNAI, mensile di 16 pagine con saggi storici e notizie interne federative. Alcuni autorevoli collaboratori: Giuseppe Bottai, Piero Bolzon, Paolo Giudici, Giuseppe Bassi, Alberto Businelli, Cristoforo Baseggio, Alessandro Parisi.

Dal marzo 1932 al 1938 (quando muore per incidente) è presidente della FNAI Alessandro Parisi, già Comandante di Reparti d’Assalto. Mantiene la carica con decisione e munificenza, facendo rifiorire la vita associativa in osmosi alla politica nazionale. Vice Presidente il Colonnello Achille Martelli. Segretario generale il Conte Radicati di Primeglio, già Comandante del I° Reparto di Sdricca. Gli altri membri del Comitato Centrale Console Generale Raffaele D’Orazio, Conte Rossi-Passavanti, Principe Pignatelli.

Verso la fine degli anni trenta il Maggiore Parisi denomina l’Associazione –Comando Reparti Arditi d’Italia- (CRAI) e così rimane fino al 2 agosto 1943, quando con D.L. 704. art.2. G.U. del 5 agosto 1943 viene posta (come altre istituzioni combattentistiche) alla dipendenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il CRAI ricompare alla fine del 1943 per scomparire definitivamente il 24 aprile 1945.

Già nel 1943 il CRAI subisce spoliazione di beni e cimeli. Chiusa la sede nazionale a Roma nella Torre dei Conti, in via dell’Impero.

Un’amara considerazione: gli Arditi sono serviti, quando incombeva la tragedia del 1917. Poi sono un pericolo per i capi, dànno fastidio. Bisogna cancellarli, farli dimenticare.

Quale migliore occasione della sconfitta? Basta coi valori e le virtù della nazione! MA…

Il 15 aprile 1947 la rinascita: a Roma e a Milano risorge l’A.N.A.I.

A Roma come sede nazionale si avvicendano da Presidente Nazionale il Capitano Vittorio Ambrosini, il Colonnello Antonio Festi, Giuseppe Alessi, il Generale Arconvaldo Bonacorsi, la MOVM Antonio Sciorilli, il Maggiore Eugenio Grande, già Segretario Generale.

Nell’aprile 1948 a Roma presso la sede provvisoria si sancisce lo statuto sociale. Ricordiamo il senso basilare di alcuni articoli:

L’Associazione è apartitica (articolo 2).

Le sue finalità sono (articolo 3):

-raccogliere in una sola famiglia gli arditi di tutte le guerre.

-tenere vive le tradizioni ardite.

-glorificare i Caduti d’Italia.

-assistere gli associati.

Possono chiedere l’iscrizione all’Associazione (articolo 4) gli arditi di tutti i mezzi d’assalto, i decorati e i promossi per merito di guerra.

Sono esclusi dall’iscrizione (articolo 9):

-coloro che hanno riportato condanne.

-coloro che non risultano di buona condotta.

-i beneficiari dell’articolo 16 del trattato di pace (cioè quelli che hanno avuto intelligenza col nemico).

Il 19 aprile 1973, repertorio 11064/580, si svolge presso lo studio del Dottor Italo Zona, notaio sito a Milano in corso Matteotti,10. l’atto costitutivo dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia con sede a Milano, alla presenza di Angelo De Lupis, detto Giulio. Mario Praderio. Antonio Ascorti, Gianni Battista Cordara. Aldo De Napoli. Ambrogio Palazzoli. Luigi Pogliaghi.

Dall’atto costitutivo stralciamo che la sede è in Milano, per ora in via Vivaio, 23.

Gianni Battista Cordara è presidente Nazionale.

Aldo De Napoli, Ambrogio Palazzoli, Mario Praderio, Angelo De Lupis,detto Giulio, tutti, Vice Presidenti Nazionali.

Antonio Ascorti Segretario.

L’Associazione è apartitica e riconosce solo il tricolore nazionale.

Le finalità sono identiche a quelle dello statuto romano.

Per la sede di Milano si ampliano le categorie dei soci:

-aderenti civili chi non rientra nelle categorie arditi e combattenti, e abbia superati i 30 anni.

-aderenti del Gruppo Ardimento, sotto i 30 anni.

-aderenti femminili.

Come nello statuto romano, uguali le esclusioni dal sodalizio, maggiorate dal professare principi ideologici contrastanti l’arditismo.

 

Dobbiamo riconoscere un lavoro titanico del Presidente Cordara, coadiuvato dal Vice Presidente Oscar Rodegher e dal Segretario Avvocato Giorgio Culla, dall’impiego organizzativo a quello storico-culturale, in un regime sempre di ristrettezze economiche, con segni della emarginazione da parte di tante associazioni e uffici pubblici. Il livore del nuovo corso dopo la sconfitta continua inesorato.

Dopo il Cordara è giusto ricordare la passione del Presidente Nazionale Enzo Rancan, proseguito nella difesa della nostra memoria storica nei vari raduni con l’A.N.A.I. sempre protagonista. È merito suo avere prescelto, da buon Comandante che valuta gli uomini, l’attuale Presidente Nazionale A.N.A.I., Pierpaolo Silvestri, di cui dobbiamo sottolineare la versatilità spirituale, materiale e morale ad agire in ogni situazione, anche la più aspra e inaccessibile.

Numerose le iniziative di pellegrinaggi patriottici e di priorità culturali, in cui l’A.N.A.I. ha preteso la sua presenza determinante.

Però sempre come esiliati, al più tollerati nel consesso nazionale in questa eredità diretta e ideologica dell’Associazione di Vecchi e Carli del 1919.

I Caduti d’Italia però sono i nostri confessori. Speriamo.

L’A.N.A.I. è una cattedra che ancora oggi insegna storia e fedeltà, mistero e amore, come bene ripete il Cappellano dell’A.N.A.I. Professor Don Marco Melzi, già Ufficiale Combattente sulle montagne dell’Epiro nel II conflitto mondiale, proposto due volte alla Medaglia d’Argento al Valore Militare..

E “L’Ardito” continua con la stessa lena dell’11 maggio 1919. Anche nello stile tipografico della testata, che il Silvestri ha voluto restaurare.

Né scordiamo: “L’Ardito” rinnova a ogni scadenza il nostro urlo di fede, la coerenza con la verità storica.

Scriveva Confucio: “La nostra gloria non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarci sempre dopo ogni caduta.

 

Mario Varesi

90° Fondazione ANAI – Ass. Naz. Arditi d’Italiaultima modifica: 2009-07-21T13:46:00+00:00da eretico4
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